La progettazione delle interfacce è un impegno complesso. Ogni impaginato editoriale o pagina web è (o dovrebbe essere) studiata per concentrare l’attenzione del lettore-visitatore su certi elementi e favorire la rapida comprensione dei percorsi e delle azioni possibili.
Per verificare le effettive reazioni dei lettori-visitatori di fronte a una pagina, sono stati escogitati molti sistemi di test e di verifica. Ma, questo articolo su Mashable, pur nella sua semplicità di approccio, fa intendere che siamo ben lontani dall’aver capito esattamente quale è la ricetta ideale per disegnare una pagina, in quanto il comportamento degli utenti di fronte a layout diversi tende a essere differente, generando quindi delle fruizioni in contrasto con quelle ipotizzate dal progettista.
E’ utile guardare bene tutte le foto dell’articolo di Mashable perché la dicono lunga, senza bisogno di tanti commenti, su questo approccio differenziato alla pagina. Anche se non si tratta di un esperimento scientifico (il campione è molto ristretto, le pagine dei diversi social network sono scelte con un criterio arbitrario, così come la loro successione non è spiegata o motivata) suggerisce comunque che ogni interfaccia web, specialmente quando non è particolarmente nota all’osservatore, tende a generare un pattern visuale di esplorazione e una concentrazione su punti della pagina e su oggetti (immagini, loghi, parole) molto differenti, generando quindi delle aree di focus molto varie, anche se ogni pagina tende ad avere delle aree di focus abbastanza condivise.
Altro che fattore di forma a ‘F’ come predicano alcune teorie.
Forse si potrebbe individuare, nel piccolo esperimento, una sola forte costante: i volti delle persone attraggono l’attenzione più di ogni altra cosa… non è un caso: è una forma di atavismo del ns. cervello primordiale, radicatasi quando il riconoscimento immediato di un altro umano come amico o nemico poteva fare la differenza tra la vita e la morte.
