Sul futuro della stampa, da anni si spendono fiumi di parole, stampate e digitali. Invece di inoltrarsi in analisi emotive e previsioni fantasiose, si può cercare di misurare i fenomeni, limitandosi a esporre dei numeri.
Dieci anni fa, nel 2002*, le informazioni prodotte globalmente erano pari a 18 exabyte**, di cui 13 in formato analogico e 5 digitale, per la quasi totalità generate dal traffico telefonico, fisso e mobile, il resto da TV e cinema. Il web di allora conteneva circa 0,00017 exabyte di dati, mentre le email ne canalizzavano 0,4. I dati stampati erano pari a 0,2 exabyte, la metà del flusso email.
Nel 2010, il volume di traffico canalizzato su internet è stato di 240 exabyte: 13 volte il valore complessivo del 2002. Nel 2011, le informazioni digitali hanno superato i 300 exabyte, 17 volte il dato complessivo del 2002, mentre i dati stampati erano fermi a circa 0,2 exabyte, come nel 2002.
Nel 2000, il 75% dell’informazione prodotta era ancora memorizzata in formato analogico, mentre dal 2007, il 94% è ormai archiviato in forma digitale. Nel 2011, la capacità di memorizzazione di dati digitali è stimata in 600 exabyte. Il più grande data center del mondo, a Chicago, ha una superficie di oltre 100 mila mq coperti, pari a quella di 14 capi da calcio.
La crescita esponenziale dei dati digitali e dell’infrastruttura alle sue spalle si spiega con il combinato sviluppo delle applicazioni e l’allargamento dell’utenza che a sua volta muove interessi pubblicitari e commerciali enormi. Nel 2005, ben pochi conoscevano una start up chiamata YouTube mentre, oggi, su quella piattaforma vengono caricati 48 ore di video al minuto. Facebook nasce nel 2004, per facilitare l’amicizia tra gli studenti dell’università di Harvard e, oggi, ha 845 milioni di utenti in tutto il mondo, su circa 2 miliardi di persone connesse a internet.
C’è ormai una tale sproporzione dimensionale e dinamica, tra i due mondi, quello della stampa e quello digitale, che è difficile rendere visivamente: il confronto è tra un puntino del diametro di 2 mm (dati stampati) e un cerchio di 3 metri di diametro (i dati digitali).
Questa sproporzione non significa che la stampa sia morta, o destinata a sparire. Ma i numeri ci dicono che, già da qualche anno, la stampa è una nicchia molto piccola e che il mainstream, dove si concentrano capitali, profitti e innovazione è altrove. C’è altro da aggiungere?
*) School of Information Management & Systems – University of California (Berkeley)
**) 1 exabyte = 1 milione di terabyte, 1 terabyte = 1.000 gigabyte
